Quindi, un giardino gestito in maniera consapevole senza ricorrere alle pratiche aggressive proprie dell’industria agricola ospita naturalmente bio-diversità, e questo è sicuramente un elemento positivo. Ma per Palmieri lo scopo primo di un giardino non è farne un’oasi ecologica, bensì un ambiente in cui ci si possa riappropriare di se stessi per il tramite della bellezza. In questo anelito verso la semplicità e l’astrazione si sentono gli echi della lezione del giardino orientale, giapponese in particolare, che trova nel giardino secco zen, il kare-sansui, la sua espressione più paradigmatica.
La semplificazione nell’impianto architettonico e botanico si accompagna, però, a una notevole complessità tecnologica: «Stiamo assistendo a un grande sviluppo tecnologico che permette di ottimizzare l’uso delle risorse necessarie a gestire un giardino, curandolo come richiede. La cura, infatti, è un elemento cruciale del giardino. Prendersi cura di qualcosa implica lo stabilire un dialogo: solo se vedo e comprendo le esigenze di ciò che ho di fronte a me, posso prendermene cura. Rinunciare all’elemento della cura prediligendo l’uso di piante che richiedono poco o niente, a prescindere dall’aspetto che esse conferiscono all’ambiente, significa abdicare all’idea stessa di giardino come scrigno di bellezza».
Rendere sostenibili i giardini contemporanei significa quindi utilizzare al massimo le opportunità che la ricerca tecnologica ci mette a disposizione: riciclo e riutilizzo dell’acqua, gestione dei nutrienti, monitoraggio delle esigenze colturali delle piante, utilizzo di specifici substrati colturali, sono solo alcuni degli aspetti che permettono di realizzare giardini resilienti ai cambiamenti climatici in atto, senza rinunciare alla loro valenza estetica.
Sono soluzioni come queste che hanno permesso, per esempio, la progettazione del Domed Coverleaf, un’oasi artificiale con ben 16mila metri quadrati di giardini pensili a Dubai, negli Emirati, in cui gli elementi vegetali creano un microclima benefico per il comfort delle unità abitative abbassandone il fabbisogno energetico, mentre le acque di scarto delle utenze private sono riutilizzate nell’irrigazione delle piante, in una simbiosi simile a quanto avviene in natura fra vari esseri viventi. Favorire la natura e il suo auto-regolarsi, guidando il giardino nel suo sviluppo armonioso grazie alla tecnologia: in un’epoca di sconvolgimenti climatici e sociali in atto, forse è ancora possibile creare giardini che siano piccoli angoli di paradiso, nutrimento per il nostro spirito.