L’irrigazione

Quando si vuole creare un giardino in paesi in cui le precipitazioni sono assenti in diversi mesi dell’anno, come il nostro, non si può prescindere dall’irrigazione.   

Il nostro clima è infatti caratterizzato da estati lunghe e siccitose, durante le quali la sopravvivenza delle piante è messa a dura prova.     Anche volendo impiegare specie mediterranee e quindi adatte a sopportare periodi asciutti una volta giunte a maturità, bisogna considerare che, per i primi due anni dopo la messa a dimora, tutte le piante hanno bisogno di essere annaffiate più o meno frequentemente.

Non bisogna farsi trarre in inganno da ciò che avviene in natura, dove le piante adatte ad un determinato luogo sopravvivono senza alcun intervento umano.

Ciò avviene in massima parte attraverso un processo di selezione naturale, per cui soltanto una percentuale minima dei semi attecchisce e, di questi, solo una piccola parte raggiunge la maturità come piante adulte.    

Nel giardino ovviamente non possiamo permetterci di perdere la maggior parte degli elementi vegetali impiantati e quindi dobbiamo per forza di cose disporre di un impianto di irrigazione per facilitarne l’attecchimento.

L’alternativa consiste nell’annaffiare le piante manualmente, ma questo implica un impegno notevole in giardini dalle dimensioni ragguardevoli.

Giardini senza irrigazione

Ciononostante, è possibile concepire la realizzazione di un giardino senza irrigazione ad alcune condizioni.

La prima è l’impiego di specie particolarmente adatte ai climi secchi, le cosiddette piante xerofile. Queste piante non amano l’acqua durante il periodo estivo, dal momento che esse vanno in riposo vegetativo proprio in questi mesi più che in quelli invernali.

Si tratta ovviamente di piante prettamente mediterranee, che danno al giardino un carattere ben preciso. Quindi bisogna in parte adattare i propri gusti a ciò che è possibile fare senza acqua.

Una seconda condizione è quella di mettere a dimora le piante nel periodo autunnale.  

In autunno le piante del nostro giardino vivono una seconda fase di crescita dopo i mesi del riposo estivo.

Grazie alle temperature più fresche e alle giornate ancora lunghe, le piante messe a dimora in questo periodo hanno la possibilità di insediarsi nel proprio ambiente andando poi incontro ai mesi freschi dell’inverno.

Durante la primavera successiva le piante continueranno poi a radicare e ad impossessarsi in maniera completa del proprio ambiente: saranno quindi pronte a sopportare i mesi più caldi e di maggior stress avendo alle spalle due cicli vegetativi.

Quindi basterà annaffiare nel corso della prima stagione calda ad intervalli di circa due o tre settimane e poi lasciare evolvere il giardino senza irrigazione.

Una terza condizione imprescindibile, se si vuole evitare un impianto di irrigazione come parte del giardino, è quella di rinunciare al tappeto erboso.

Il cosiddetto prato all’inglese è tipico di un clima ben diverso dal nostro, caratterizzato da temperature sempre relativamente miti e da precipitazioni costanti durante tutto l’anno.

Nonostante il fatto che alle nostre latitudini vengano impiegati miscugli costituiti principalmente da Festuca arundinacea e da varietà ornamentali di Cynodon dactlyon e quindi più adatti ai nostri climi, il tappeto erboso necessita comunque di un apporto idrico notevole.

Nel nostro paese, a parte eccezioni come le zone montane, il prato necessita di circa 4 o 5 litri di acqua al giorno per metro quadro, almeno nella prima stagione.

Una volta che sia ben impiantato, un tappeto erboso in buona salute, sottoposto alle concimazioni necessarie (quattro interventi all’anno) e alla manutenzione prevista (sfalci regolari e arieggiatura autunnale), potrà essere irrigato anche a giorni alterni o perfino con meno frequenza. In ogni caso però servirà fornire un quantitativo di acqua sempre ingente.

In assenza di irrigazione sarà possibile impiegare miscugli per prato rustico caratterizzati dalla presenza di diverse specie anche dicotiledoni, dall’aspetto più naturale e quindi forse meno apprezzabile soprattutto se osservato da vicino, oppure ricorrere a prati fioriti calpestabili, dal costo d’impianto però abbastanza elevato.

Tipologie di impianti di irrigazione

Quindi avere a disposizione un impianto di irrigazione a servizio del giardino permette maggiore libertà di scelta in merito alle specie vegetali da utilizzare ed allevia di molto l’onere della gestione post-impianto. 

Bisogna però distinguere l’irrigazione a servizio di alberi ed arbusti da quella per il tappeto erboso.

Nel caso delle piante, si distribuirà l’acqua necessaria per mezzo di un impianto di irrigazione a goccia, in maniera da massimizzare l’efficacia della bagnatura grazie al lento penetrare di ogni goccia di acqua nel terreno fino ad imbibirlo uniformemente.

Si tratta di impiegare tubi dotati di valvole spaziate ad intervalli regolari, chiamati ala gocciolante, che permettono una fuoriuscita uniforme dell’acqua per tutta la lunghezza della tubazione.

Se immediatamente dopo la messa a dimora delle piante sarà necessario irrigare quotidianamente o al massimo a giorni alterni, dopo l’attecchimento si prevedranno tempi di irrigazione più lunghi ma meno frequenti.

Infatti bagnature più intense, che vadano ad interessare una buona parte del terreno a maggiore profondità, avranno l’effetto di spingere l’apparato radicale ad approfondirsi, rendendo le piante più resistenti ed autonome nel corso del tempo.

Questo è particolarmente vero per gli alberi, i quali andranno annaffiati ancora più di rado, fornendo però quantitativi di acqua notevoli ad ogni innaffiatura.

Nel caso del tappeto erboso viene invece impiegato un impianto di irrigazione ad aspersione in cui irrigatori a scomparsa fuoriescono dal terreno per distribuire l’acqua ‘a pioggia’.

In alternativa si può ricorrere ad un impianto di subirrigazione, ovvero un reticolo di tubi interrati che danno acqua direttamente alle radici, in maniera simile a ciò che avviene con impianti di riscaldamento a pavimento.

In entrambi i casi è assolutamente indispensabile che l’impianto distribuisca l’acqua uniformemente su tutta la superficie interessata.

È bene precisare infatti che, nel caso del tappeto erboso, irrigare non equivale ad annaffiare.

Irrigare vuol dire fornire una quantità di acqua uniforme e costante su tutta la superficie del prato. Un’irrigazione disuniforme comporta infatti zone secche alternate a zone troppo bagnate, con effetti nefasti in entrambi i casi.

Distribuire la stessa quantità di acqua a tutto il tappeto erboso implica la preparazione di un progetto dell’impianto di irrigazione, in cui bisognerà prevedere il dimensionamento delle tubazioni, la posizione dei vari irrigatori, gli ugelli da impiegare e i tempi di irrigazione da programmare.  

Questo implica il coinvolgimento di ditte specializzate nella progettazione ed installazione di impianti di tale natura.

Pompa, cisterna e centralina di controllo

L’impianto di irrigazione dovrà prevedere alcuni elementi fondamentali. 

Prima di tutto è indispensabile avere a disposizione una fonte d’acqua, che in giardini di dimensioni ragguardevoli dovrà essere costituita da un pozzo, per evitare di ricorrere ad un bene prezioso come l’acqua potabile.    

L’acqua prelevata dal pozzo andrà ad accumularsi nel corso del giorno in una cisterna di accumulo, generalmente interrata.

Infatti, il regime idrico del pozzo difficilmente ci consentirà di avere a disposizione tutta l’acqua necessaria per il giardino al momento del bisogno.  

L’acqua verrà prelevata dal pozzo gradualmente nel corso delle 24 ore mediante una prima pompa sommersa, sulla base del regime idrico della falda a cui si attinge. Verrà cioè pompata una certa quantità di acqua nella cisterna di accumulo fino a che il pozzo si sarà svuotato, dopodiché si aspetterà il suo riempimento per prelevare ancora acqua e così via.

L’irrigazione del giardino avverrà invece una volta al giorno, nelle prime ore della mattina. È importante evitare irrigazioni serali o notturne, che favoriscono l’insorgenza di malattie fungine soprattutto a carico del tappeto erboso.

Si irrigheranno le varie parti del giardino dividendole in settori, in modo da poter programmare l’orario di irrigazione e la quantità di acqua necessaria ad ogni zona in modo flessibile, sulla base del tipo di piante che abbiamo posto a dimora in ogni settore e soprattutto della portata massima che la nostra pompa può erogare.    

Il tutto avverrà in maniera automatizzata, mediante una centralina di controllo che viene programmata in base alle esigenze del giardino nel corso dell’anno.

La centralina andrà ad azionare un collettore dotato di elettrovalvole, ognuna collegata ad un settore del giardino: l’apertura di una determinata elettrovalvola azionerà la pompa posta nella cisterna di accumulo che darà inizio all’irrigazione di quella specifica area.

È anche utile sottolineare come, grazie all’impianto di irrigazione, sia anche possibile apportare nutrimento agli elementi vegetali del giardino in maniera automatizzata.

Si stanno infatti sempre più diffondendo sistemi di fertirrigazione, in cui determinate sostanze nutritive vengono prelevate a dosaggi predefiniti e distribuite direttamente miscelate con l’acqua di irrigazione. Si tratta di una soluzione che, combinata con i normali cicli di concimazione di piante e prato, può contribuire a migliorarne in maniera sostanziale lo stato di salute.

È quindi buona norma prevedere sempre un sistema di irrigazione quando si realizza un nuovo giardino.   

Si tratta di un impianto che deve essere progettato ed installato da professionisti e di una voce di spesa rilevante nel computo del costo del giardino.   

È però un elemento necessario se si vuole garantire il massimo risultato per l’investimento fatto su piante e tappeto erboso.

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