Le radici delle piante

La parte più importante dell’organismo di ogni pianta non è immediatamente visibile e per questo viene molto spesso ignorata. Si tratta delle radici.  

La scarsa conoscenza di come è costituito l’apparato radicale e delle funzioni che esso svolge, è alla base della gran parte degli errori che si commettono nella gestione delle piante e soprattutto degli alberi.

Se si chiede a qualcuno di disegnare un albero, tutti andranno a raffigurare il tronco, i rami e la chioma. Pochi andranno invece a raffigurare l’apparato radicale e, se ciò viene fatto, esso verrà rappresentato nelle forme e nei modi più disparati, a riprova di una sostanziale ignoranza di come una pianta è effettivamente costituita.

I tipi di apparato radicale

Iniziamo col dire che l’apparato radicale è composto da due tipi principali di radici: le radici di ancoraggio e le radici di assorbimento.

Le radici di ancoraggio si dipartono dalla base del tronco in maniera speculare alle branche da cui si origina la chioma dell’albero.                   

Esse sono lignificate esattamente come i rami e sono quindi costituite per la maggior parte da legno morto, dal momento che svolgono principalmente la funzione di ancorare fisicamente la pianta al terreno.  È ovvio quindi come sia fondamentale non danneggiarle eseguendo scavi a ridosso della pianta per non pregiudicare la stabilità dell’albero.

Ancora più importante è assicurare all’apparato radicale abbastanza terreno per far sì che le radici di ancoraggio possano approfondirsi ed allargarsi a sufficienza.

Alla base di molte delle cadute di alberi in città c’è proprio uno spazio insufficiente per l’approfondimento delle radici di ancoraggio: radici troppo superficiali a causa di strati di terreno impermeabile per via della cementazione fanno sì che la pianta si ribalti in concomitanza di eventi meteorologici estremi. 

Le radici assorbenti svolgono invece la funzione di fornire alla pianta l’acqua e gli elementi minerali necessari al suo metabolismo, prelevandoli dal terreno. L’albero infatti può essere paragonato ad una grande pompa che, a causa dell’evaporazione che avviene nelle foglie, richiama l’acqua dalle radici attirandola verso l’alto.

L’acqua penetra nelle radici più giovani (radici assorbenti) in seguito ad un processo chiamato osmosi.

Molto sottili, esse costituiscono una fittissima rete che occupa un’ampia parte del terreno a ridosso della pianta, e all’estremità sono ricoperte ognuna da miliardi di minuscoli peli radicali.

Le radici assorbenti hanno la capacità di registrare molti dati del terreno, come ad esempio il grado di umidità, la concentrazione di elementi chimici, l’acidità del suolo ed altri ancora. Sono quindi capaci di dirigersi laddove il terreno possa offrire acqua e sostanze nutritive, fino ad estendersi ben oltre la proiezione della chioma.

La ricerca delle zone migliori del terreno da parte delle radici non avviene a caso o in maniera predefinita, ma si basa sulle caratteristiche specifiche del luogo in cui esse si trovano a vivere.

È interessante notare come studi recenti abbiano chiarito che l’apparato radicale di una pianta agisce all’unisono, agendo al pari di un sistema ad intelligenza diffusa. Ogni radice assorbente, analogamente a ciò che avviene in gruppi animali come le colonie di formiche o di api, riesce a comunicare con le altre tramite segnali chimici e a coordinare un’azione complessa come l’esplorazione dello spazio nel sottosuolo.

Dove si trovano le radici?

Fatte le dovute distinzioni in base alla specie di pianta in esame che permette di distinguere fra piante con radici fittonanti e piante con apparato radicale fascicolato, in linea di massima si può affermare che le radici di ancoraggio vanno più in profondità mentre le radici assorbenti si estendono per un’area molto estesa, anche superiore a due o tre volte la proiezione della chioma a terra.

Al contrario di ciò che si può pensare, queste ultime sono distribuite principalmente nei primi centimetri di terreno sotto alla superficie.

Esse infatti sono vive e come ogni parte viva della pianta hanno bisogno di aria per respirare. La respirazione è qui intesa per ciò che tecnicamente essa è, ovvero uno scambio chimico fra organismo ed ambiente che coinvolge l’ossigeno.

Le radici assorbenti e tutte le parti verdi delle piante necessitano di ossigeno, per cui, al di là dell’habitus vegetativo delle differenti specie, esse si troveranno in uno strato di circa 50 centimetri di profondità, al massimo fino agli 80 cm sotto alla superficie.

Qui entra in gioco soprattutto il tipo di terreno in cui la pianta si trova a crescere. In terreni molto permeabili all’aria e all’acqua come quelli sabbiosi, le radici assorbenti tenderanno ad approfondirsi maggiormente, perché andranno alla ricerca di acqua a maggiori profondità senza che perciò venga meno la necessaria presenza di ossigeno.

In terreni meno permeabili come quelli argillosi, l’apparato radicale sarà tendenzialmente più superficiale.

In ogni caso però, anche per grandi alberi, la maggior parte delle radici assorbenti sarà concentrata poco sotto la superficie. Dunque è chiaro che andare ad impermeabilizzare il suolo renderà difficilmente disponibili l’acqua e l’aria di cui ha bisogno l’apparato radicale, così come interventi violenti compiuti sul terreno danneggeranno le radici assorbenti presenti subito sotto alla superficie.

Cosa avviene nella rizosfera

Un terreno fertile è il prerequisito per piante sane, e questo dipende ovviamente dall’interazione fra terreno ed apparato radicale.

La fertilità del terreno è data da una dotazione sufficiente di sostanza organica nel sottosuolo, e dalla presenza di microflora e microfauna che ne attivino il ciclo di trasformazione.

Tutta la zona di terreno esplorata dalle radici assorbenti di una pianta, chiamata rizosfera, pullula di vita e di interazioni complesse fra vegetali ed animali.

Funghi, batteri, anellidi e altri organismi benefici, disgregano la sostanza organica cibandosene. In questa maniera migliorano le proprietà fisiche e chimiche del terreno e rendono disponibili per le piante gli elementi minerali. Il terreno sarà ben areato, con una micro e macro porosità ottimale per lo sviluppo dell’apparato radicale delle piante, e avrà una dotazione equilibrata di elementi nutritivi.

I microorganismi benefici svolgono una forte azione antagonista nei confronti dei patogeni, di cui sono nemici naturali, e creano dei rapporti simbiotici con le piante, come ad esempio le micorrize.

Le micorrize sono la simbiosi fra un fungo e le radici. Il fungo penetra all’interno della radice per poter trarre da essa il nutrimento, ovvero gli zuccheri complessi prodotti dalla pianta grazie alla fotosintesi clorofilliana. Allo stesso tempo però, il fungo agisce come un’estensione della radice, permettendo alla pianta di raggiungere spazi del terreno inesplorati e di assorbire sostanze nutritive che da sola non riuscirebbe ad assimilare.

Basti pensare che grazie alla simbiosi micorrizica, l’apparato radicale di una pianta può estendersi su un’area diverse volte più ampia della proiezione della chioma a terra.

Il nostro compito è quindi quello di apportare sostanza organica per nutrire la vita nel sottosuolo, e se necessario inoculare i microorganismi che abitano il terreno.

Infine è da ricordare che l’apparato radicale costituisce la maggiore riserva di sostanze nutritive della pianta. È qui che la pianta va ad immagazzinare sotto forma di l’amido tutto il surplus di zuccheri complessi che essa ha prodotto nei mesi primaverili ed autunnali, per poi farne uso durante i mesi invernali.

Quindi le radici costituiscono la fonte primaria di approvvigionamento di elementi minerali e di immagazzinamento di sostanze nutritive di tutto l’organismo della pianta.

L’apparato radicale delle piante è un sistema complesso ancora da comprendere a fondo.

Quando siamo di fronte ad un grande albero non dimentichiamo che gran parte del suo organismo si espande e vive sottoterra. Soltanto così potremo rispettarlo e prenderci cura di esso.

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