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Palmieri Studio

Come scegliere il progettista di giardini

Architetto paesaggista o garden designer?

Che cosa fa esattamente il progettista di giardini? Che tipo di preparazione deve avere? In che maniera può essere utile rivolgersi ad un professionista specializzato nella progettazione di spazi esterni? 

Già il fatto che esistano molteplici definizioni di questa professione, lascia dei margini di incertezza sull’effettivo ruolo ricoperto da chi si occupa di progettare parchi e giardini. 

La denominazione di architetto del verde o architetto paesaggista, sembra alludere alla parte più strettamente progettuale di questo mestiere, suggerendo che si tratti di una branca dell’architettura rivolta però agli spazi esterni dell’abitazione, a spazi pubblici o a sistemazioni paesaggistiche di più ampia scala. 

È, questa, una prospettiva sicuramente non errata, che tra l’altro descrive piuttosto fedelmente il mio stesso approccio al progetto del giardino e del paesaggio. 

Si tratta di una visione del giardino come entità ‘costruita’, direttamente dipendente dall’architettura seppur con peculiarità ben precise. Il giardino viene quindi visto come uno spazio in stretto dialogo con le opere costruite, finalizzato ad espandere al di fuori degli edifici l’idea di ‘abitare’. 

Questa visione dell’architettura del paesaggio come ‘sorella’ dell’architettura tout court, ovvero una declinazione dell’architettura realizzata con mezzi espressivi diversi, rappresenta un filone importantissimo nella storia del giardino, dall’età romana al rinascimento, fino al modernismo novecentesco. 

Lo stesso Dan Kiley, fra i massimi maestri del giardino moderno del XX secolo, non vedeva alcuna differenza fra l’architettura di edifici e la progettazione di parchi e giardini. Entrambe mirano infatti a creare degli spazi in relazione alle persone che ne usufruiranno, entità spaziali costruite dall’uomo per l’uomo, colmando il vuoto informe precedente all’intervento progettuale.   

Al contrario, la definizione di garden designer suggerisce l’idea dell’arredamento, della ‘decorazione’ traslata all’esterno della casa. Basta sostituire ad interior designer la locuzione che si riferisce al giardino, e il gioco è fatto. 

A mio avviso questa è una descrizione più fuorviante della precedente, dal momento che sembra alludere al lavoro progettuale come essenzialmente limitato a creare un ‘ambiente’. 

La definizione anglosassone di garden designer è infatti legata al giardino naturalista inglese, o più precisamente ancora al giardino arts & crafts, al cottage garden rappresentato iconicamente dal mixed border frutto del gusto di Gertrude Jekill.  

Il giardino verrebbe quindi visto come luogo caratterizzato dalle piante che vi sono introdotte, spazio del sentimento più che della ragione, appannaggio del giardiniere e del botanico più che dell’architetto.

Il suggerimento potrebbe essere quello per cui, prima di cominciare la realizzazione, sia sufficiente disporre di qualche schizzo o acquerello finalizzati a rendere emozionalmente l’idea di giardino a cui si vuol dare vita e a definire le piante che verranno usate per rendere l’atmosfera desiderata.

Quindi in questa definizione è completamente assente l’aspetto progettuale della creazione di giardini, che sembra invece essere totalizzante nella definizione di architetto paesaggista.  

Prima di tutto il progetto del giardino

In realtà le definizioni precedenti, pur essendo corrette, sono parziali. Descrivono cioè alcuni aspetti della professione, ma non ne danno una visione globale.

Prima di tutto bisogna ribadire che il giardino va progettato. 

Esattamente come si fa con un edificio, è essenziale disporre di un progetto che delinei chiaramente come verrà strutturato il giardino. 

Si vorrà avere un quadro ben chiaro della distribuzione degli spazi, della fruibilità degli ambienti, dell’aspetto dell’opera finita, un preventivo che stabilisca costi e tempistica della realizzazione. 

Tutto ciò è valido anche per il giardino; direi anzi in maggior misura.

Il giardino infatti è il luogo della libertà, ma allo stesso tempo è strettamente vincolato al contesto in cui viene realizzato.

È luogo della libertà in quanto i suoi spazi non hanno un uso ben definito, fatta eccezione per ambienti specifici quali l’orto, l’area per il gioco dei bambini, l’area piscina, ecc.. Per il resto, il giardino ci lascia liberi di dare sfogo alla nostra creatività.

Assume quindi un valore essenziale l’aspetto estetico, poiché il giardino sfugge a finalità pratiche, non è strettamente necessario. 

Per citare Pietro Porcinai, il giardino è il luogo della contemplazione. In opposizione all’adorazione dell’utile che caratterizza la nostra epoca, il giardino non produce, ma crea.  

Ma il bello, diversamente da quanto si potrebbe pensare, non nasce spontaneamente. Al contrario, esso è il frutto di un’idea progettuale che prenda in considerazione tutti gli aspetti caratterizzanti lo spirito di un luogo e che venga sviluppata in maniera coerente. 

L’ispirazione non cala dall’alto, ma sorge dal basso, ovvero dal lavoro progettuale fatto direttamente sul rilievo del luogo in cui ci troviamo ad operare. È il luogo stesso a contenere in nuce le proprie potenzialità: a noi spetta il compito di esprimerle traendo e rendendo esplicita la forma sottesa alla materia grezza.

Ecco quindi la ragione per cui allo stesso tempo il giardino è fortemente legato alle condizioni specifiche del contesto in cui viene realizzato. Fattori come l’orografia del luogo, l’esposizione, il clima e le viste sul paesaggio circostante, condizionano fortemente la struttura e l’aspetto del giardino e fanno sì che ogni giardino sia diverso dall’altro.

Per cui la libertà d’uso del giardino unita ai vincoli dati dai fattori specifici di un determinato luogo, comporta la necessità del progetto come elemento essenziale su cui basare la creazione del nostro spazio. 

Chi è il progettista del Verde 

L’importanza di un progetto che definisca chiaramente la struttura del giardino, prendendo in considerazione il contesto in cui si opera, potrebbe suggerire che un architetto possa svolgere in maniera egregia questo compito. 

Effettivamente, nel momento in cui un architetto sia versato nella conoscenza delle piante, ovvero dei materiali viventi che andrà ad utilizzare per la creazione del giardino, egli sicuramente sarà in grado di svolgere un ottimo lavoro. 

Molto spesso però, ciò che manca agli architetti è esattamente una vera conoscenza dei materiali e degli elementi che costituiscono il giardino. In particolare, per citare nuovamente Pietro Porcinai, il nostro più illustre maestro del paesaggio: ’i più bei giardini si ebbero quando i maggiori artisti non disdegnarono sporcarsi con la terra e occuparsi di piante e di botanica’.

L’architettura del paesaggio è una materia con peculiarità ben precise: è molto difficile operare contemporaneamente nell’architettura di edifici e in quella di esterni. La forma mentis che guida l’intervento del professionista è diversa nei due ambiti, e infatti difficilmente architetti scrupolosi spingono la propria idea progettuale all’esterno dell’opera costruita.

Si potrebbe quindi pensare che il giardiniere o il botanico, o ancora il designer siano in grado di progettare un giardino.

In questo caso valgono considerazioni opposte a quelle appena fatte. Il giardiniere e in generale chi è più esperto di piante, avrà una conoscenza più intima dei materiali da usare nel giardino, ma sarà carente nell’ambito del disegno e della progettazione. 

Il giardino in quel caso si riduce spesso ad un insieme di piante poste in un contesto completamente destrutturato. Manca cioè un impianto complessivo, un luogo unitario in cui gli elementi vegetali siano inseriti.

Il designer invece sarà più capace di dare un’atmosfera al giardino ma, creando ambiente dopo ambiente, mancherà dello sguardo d’insieme, di ciò che rende il giardino uno spazio organico in cui tutte le parti sono in relazione e dialogo fra loro.

Entrambe queste figure difficilmente prenderanno in considerazione la modellazione del terreno, il dar forma a nuovi spazi, come elemento iniziale della creazione di ogni giardino.  

Ecco quindi che il progettista di giardini va a posizionarsi all’incrocio di due mondi: quello dell’architettura e quello del giardinaggio.

Perciò deve avere competenze in entrambi gli ambiti, perché il giardino è effettivamente al crocevia tra l’architettura e la natura.

Quindi il progettista non è semplicemente un architetto, né tantomeno un giardiniere o un disegnatore.

La figura del progettista di spazi verdi dovrà avere capacità architetturali per la fase progettuale, abilità tecniche per la parte impiantistica e strutturale del giardino, conoscenza dell’agronomia e della botanica per l’uso degli elementi vegetali.

Non ultimo, l’architetto del verde dovrà essere in grado di dirigere un cantiere, coordinando tutte le maestranze coinvolte nella realizzazione di un’opera complessa quale è la sistemazione esterna di un luogo pubblico, di un parco o di un giardino.

La preparazione del progettista del verde

È chiaro, da quanto detto, perché sia necessario rivolgersi ad un progettista del verde.

La figura dell’architetto del verde può garantirci la creazione di un giardino che rientri nel budget fissato, che soddisfi appieno le nostre esigenze, che ci appaghi col suo aspetto estetico e che, infine, sia gestibile in termini economici nel corso degli anni.

Ma quale preparazione deve avere il progettista di giardini? 

Soltanto una figura che abbia competenza nei diversi ambiti coinvolti nella creazione di un giardino può svolgere il ruolo complesso che inizia col rilievo, si sviluppa nel progetto e si conclude con la direzione dei lavori di realizzazione, fino ad accompagnarci nella gestione del giardino appena impiantato. 

Competenze in tutti questi ambiti necessitano di un percorso di studi mirato. 

Il punto di partenza da cui avvicinarsi alla progettazione di giardini può essere la laurea in architettura, piuttosto che in ingegneria o in agronomia. Il punto di arrivo però non può che essere un curriculum di studi specifici incentrati sul mondo del verde ornamentale.  

Esistono oggigiorno corsi di laurea specialistica in architettura del paesaggio, ma anche una buona offerta formativa da parte di scuole specializzate, che permettono in più una efficace alternanza fra studio ed esperienza pratica svolta sul campo. 

Ciò che riteniamo fondamentale è che il progettista del verde possegga una preparazione che non si limiti all’ambito progettuale. Altri due elementi sono cruciali per la formazione del buon progettista di giardini.

Il primo è la conoscenza delle piante e delle tecniche di giardinaggio. 

Non è possibile operare senza conoscere il materiale che siamo chiamati ad impiegare. Senza un’approfondita conoscenza delle modalità di svolgimento dei lavori di realizzazione di un giardino, ovvero senza essersi ‘sporcati le mani’ partecipando al lavoro dei giardinieri che sono chiamati a realizzare il progetto, non si avrà mai la vera percezione delle conseguenze pratiche di scelte progettuali operate in studio.

Soltanto chi è in grado di valutare le implicazioni concrete, in termini realizzativi e manutentivi, di determinate soluzioni progettuali, potrà evitare di dar vita ad opere inutilmente costose e incapaci di superare la sfida del tempo. 

La vita del giardino ha semplicemente inizio con la sua realizzazione. Il buon progettista deve essere in grado di creare un mondo che si dimostri poi resiliente e sostenibile nel corso degli anni a venire.

Il secondo aspetto cruciale è quello della conoscenza della storia del giardino e dei luoghi in cui essa si palesa concretamente. 

Ogni mestiere che miri ad attingere le vette dell’arte, non può evitare il confronto con gli esempi del passato.

L’arte del giardino, come ogni altra espressione della cultura umana, accompagna l’evoluzione della società umana interpretandone la visione del mondo da molti secoli.

Senza una conoscenza dei grandi modelli del passato e della filosofia che li sottendeva, non saremo in grado di proporre modelli contemporanei che siano capaci di esprimere il sentire della nostra società. 

L’incontro con i capolavori dei grandi maestri del paesaggio, fa sì che possiamo aggiungere un elemento importantissimo al nostro bagaglio professionale. Ovvero, come è stato detto da Ercole Silva, ‘formarsi un occhio ed uno spirito capaci a giudicar del bello’.

L’intento di chi vuol fare della propria professione un tentativo di espressione artistica deve essere quello di realizzare opere che evitino l’intento meramente decorativo e che non seguano pedissequamente le mode del momento.

Questo è possibile unicamente se possediamo noi stessi una visione del mondo, se il nostro operare è sostenuto da una tensione etica che travalica gli aspetti pratici, comunque importanti, del nostro lavoro.

Gli esempi del passato devono servirci proprio per inserirci nel filone di chi, prima di noi, ha creato giardini mirando a qualcosa che andasse oltre la realizzazione di un’opera semplicemente gradevole e funzionale. 

Per cui dobbiamo fare nostro l’invito del poeta giapponese Matsuo Basho, il quale ci esortava così: ‘non seguire le orme degli antichi, cerca quello che essi cercavano! ‘.

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